Sentirsi bene con i narcotici ora è ‘prova’ di deficienza di oppioidi: la teoria della depressione come squilibrio chimico

Chiedersi se venga prima il tentativo di liberarsi dello spirito o la spinta al consumo dei farmaci è un pò come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma è un fatto che le vendite degli psicofarmaci abbiano da tempo superato quelle degli antibiotici.

Ma c’è sotto molto di più del semplice consumismo.

Stigmatizzando il ricorso a farmaci sempre più pesanti e pericolosi per reprimere la depressione, il dottor Datta, psichiatra inglese, sintetizza con chiarezza e precisione l’ideologia sottesa a questa tendenza: “Nella nostra cultura di ‘una pillola per ogni male’, le emozioni che non vogliamo possono essere obliterate a richiesta. (…) Le emozioni non hanno più un contesto, sono aberrazioni della neurochimica: non sto male perchè sono solo, ma perchè ho una deficienza di endorfine.”
E soprattutto come si passi dalla teoria dello squilibrio chimico come origine dei disturbi dell’umore a quella, squisitamente perversa, della “logica a ritroso” : se col farmaco stai meglio, significa che stai male perchè il tuo corpo manca di quella sostanza”.

Articolo breve, nitido, che dice infinitamente di più di quanto sembri.
Vox clamans?

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