Le parole e il Senso

Naropa Words and Meaning

H.V. Guenther, La vita e l’insegnamento di Naropa, Ubaldini 1975 ,  pp35-36

(H.V. Guenther, The life and teaching of Naropa, Oxford University Press 1963)

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5 pensieri su “Le parole e il Senso

    1. Indubbiamente un testo prezioso, ma la seconda parte è sostanzialmente un delirio filosofico-psicologico intorno alla visione e alla pratica tantrica, di cui appare evidente l’esimio professor Guenther non aveva esperienza diretta, tanto è vero che per quanto riguarda alcuni effetti della pratica porta come riferimento gli “esperimenti” (sic, vedi pp 180-181 edizione italiana) dello psicologo comportamentale Burrow, che almeno ha sperimentato.
      Questo modo di studiare i testi e le pratiche tantriche per così dire dall’esterno, per poi tentare di darne una spiegazione accettabile dal mondo accademico occidentale, mi ricorda molto quello che Douglas Adams diceva della scoperta della Bistromatica, che com’è noto si fonda sul fatto che i numeri nell’area dei ristoranti non seguono le normali regole matematiche. Cito a memoria: all’inizio sembrava una cosa troppo profana, bella forza, diceva la gente, lo so anch’io che i conti dei ristoranti sono incasinati, poi gli studiosi costruirono frasi del tipo “struttura di soggettività interattiva” e tirarono un sospiro di sollievo.
      Accade spesso, purtroppo, che invece di entrare nell’insieme della visione e dell’esperienza indicata dai testi, si tenti di spiegarle attraverso sistemi simbolici e culturali diversi, per finire con l’estrapolarne i concetti e le tecniche che così risultano comprensibili, ovvero accettabili secondo il sistema impiegato.
      In questo modo si costruisce un’immagine della tradizione che al meglio è soltanto parzialmente corretta – quindi sostanzialmente fuorviante – o ancor peggio se ne ricavano “nuove” discipline, spurie ed incomplete – il Reiki è un buon esempio.
      Certo in questo processo ha avuto una pesante responsabilità la reticenza di quanti detenevano la trasmissione degli insegnamenti, eppure ancora oggi con internet che ci mette a disposizione infinite biblioteche di testi classici e ci consente contatti e confronti impensabili solo vent’anni fa, gli “inventori” prosperano.
      Sarà la nostra cultura, quella delle religioni rivelate, che ci impedisce di cercare innanzitutto l’esperienza e di confrontarci con i risultati, e che soprattutto ci frena dal chiederci fino in fondo Chi, Come e Perchè – chi ha formulato la pratica, come funziona e soprattutto perchè funziona?
      Magnifica trappola dell’ego, quella che ti scoraggia dal cercare le Risposte, soprattutto quando sai che ci sono, non trovi?

      1. (mi è partito l’invio) ed ho chiesto di avere alcune di queste iniziazioni. Mi sono state negate, non so se il motivo poteva essere che lui non era autorizzato, ma mi ha detto che per averle avrei dovuto fare il ritiro dei tre anni. Così ho pensato che si chiudeva un ciclo, perché non potevo fare questo ritiro, sia perché ho una famiglia, sia perché i costi di un ritiro di tre anni sono piuttosto alti. Quando ho preso queste decisioni, nell’arco di un paio di settimane, mi arriva una mail con un invito a partecipare ad un ritiro con un maestro Yungdrung Bon. Ho accettato. Ma prima di partecipare ho parlato con il maestro, a lungo, chiarendo parecchie cosette. Mi ha ammesso al corso ed ho ricevuto le iniziazioni che stavo cercando. Senza fare il ritiro dei tre anni. Questo dimostra che alcune scuole seguono un iter, ed altre si muovono in maniera differente. Così, filosofeggiare sul Dharma, oggi, mi appare tempo perso. I karmakayu però, mi hanno insegnato che c’è solo una via, ed è la pratica costante. Naropa, Marpa, Milarepa, e lo stesso Gampopa, hanno sempre insegnato a puntare sull’esperienza diretta. Il Bon agisce allo stesso modo, e in un certo senso, sono anche più duri riguardo alla costanza. Il problema di oggi, è che i maestri che detengono alcuni insegnamenti, o sono deceduti, o sono ritornati in oriente, così per gli occidentali, rimangono soltanto brevi visite di pochi giorni. Questo da un brutto colpo agli insegnamenti, perché se non puoi avere contatto con il maestro, tutto diventa più complicato. Ma sto divagando. Grazie Elena per il tuo bell’intervento.

  1. MI scuso per l’errore di invio, a quanto pare, mi si è cancellata una parte. Il riferimento era ad un maestro karmakagyu, che non ha potuto darmi iniziazioni richeste, perché il mio maestro è deceduto. La scuola è quella di diretta discendenza da Tilopa, Naropa, Marpa, Milarepa e così via.

  2. La Karmakagyu è la scuola con cui ho iniziato la mia pratica del buddismo nell’87, ed ho conosciuto diversi dei Maestri che citi nel tuo sito.
    In questi venticinque anni avrai notato anche tu il cambiamento nella politica dell’insegnamento, faccio qualche esempio per i giovani.
    Negli anni 80 si accusava di blasfemia Evans Wentz per aver pubblicato un libro (1) in cui si riportavano traduzioni di testi tradizionali, e si diceva che leggerlo avrebbe portato cattivissimo karma, oggi un personaggio come Tenzin Wangyal Rinpoche propone ai lettori dei suoi libri di praticare l’identificazione con forme divine come forma di autoguarigione (2).
    All’epoca i maestri Kagyu, per non parlare dei Gelupa, parlavano dei Bon come di maghi neri e stregoni di campagna, adesso, sempre secondo Wangyal Rinpoche, sembra che siano sempre stati loro a detenere nientedimeno che il vero lignaggio dello Dzogchen.
    Quello che trovo più esasperante è il propagandare la pratica spirituale come metodo di guarigione (dal mio punto di vista antiquato, questa è la blasfemia), per non parlare del fatto che gli insegnamenti proposti al pubblico con tanta leggerezza, a volte pratiche molto avanzate, continuano ad essere privi del necessario supporto di conoscenze fisiologiche ed energetiche (3) e quindi sono potenzialmente estremamente pericolose per la salute e per l’equilibrio mentale.
    Insomma, vuoi quando è troppo poco, vuoi quando è troppo, per dirla con Camilleri finiscono sempre per raccontarti la mezza messa – e mai questa espressione è stata più consona al contesto…
    Forse nel ritiro dei tre anni te la raccontano tutta? Per pronunciarmi aspetto che ne esca un mio ex allievo che ha scelto la carriera ecclesiastica, ma di fatto la grandissima parte di quello che viene proposto come buddismo in occidente è una versione monca ed edulcorata della pratica spirituale.

    Divaghiamo, divaghiamo, non è questo forse il luogo deputato?
    Quindi ricostruisci la parte che ti si era cancellata!

    1) Lo Yoga tibetano e le dottrine segrete, 1935
    2) vedi Guarire con la forma etc, di Tenzin Wangyal Rinpoche
    3) vedi La pratica di guarigione del liquido bianco, anche sul sito Bongaruda

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