Agrippa a Tritemius

Contemporeneamente al manoscritto [del De occulta philosophia, di cui Agrippa invia a Tritemio i primi due libri all’inizio del 1510], Agrippa inviava a Tritemio una lettera in cui, ricordando le conversazioni avute con lui a Wurtzburg, “di chimica, magia, cabala e tutte le altre cose nascoste nell’occulto”, rammentava come si fossero allora chiesti “perchè mai la magia così altamente stimata dagli antichi filosofi, venerata nell’antichità dai savii e dai poeti, era divenuta nei primi tempi della religione sospetta e odiosa ai Padri della Chiesa, ed era ben presto stata respinta dai teologi, condannata dai sacri canoni e proscritta dalle leggi.

Riflettendovi, – continua Agrippa – mi è sembrato che l’unica causa di tutto ciò è stata la depravazione dei tempi e degli uomini, grazie alla quale degli pseudo-filosofi, dei maghi indegni del nome, poterono introdurre delle esecrabili superstizioni e dei riti funesti, ammucchiare a dispregio di dio* e per la perdizione degli uomini i loro infami sacrilegi contro la religione ortodossa, ed infine pubblicare una quantità di libri che vediamo circolare dappertutto e che bisogna condannare, ed ai quali è dato indegnamente per titolo il molto rispettabile nome di magia. Sforzandosi di assicurare in tal modo qualche credito alle loro fantasticherie, essi hanno fatto di questo sacrosanto nome di magia un oggetto di odio per le persone oneste, ed una sorgente di di gravi accuse contro i sapienti; dimodochè nessuno più osa , ora, con la sua dottrina e con le sue opere confessarsi mago, se non forse quelle donnicciole di campagna, che vorrebbero fare credere che è in loro potere, come dice Apuleio, il fare discendere il cielo, sollevare la terra, solidificare le sorgenti, spaccare le montagne, e fare tutte quelle specie di prodigi di cui parlano Omero, Virgilio e Lucano.

Ero stupito ed indignato ad un tempo nel vedere come sino ad oggi non si fosse trovato nessuno per vendicare tal delitto di empietà delle dottrine sublimi e sante, e per presentarle nella loro integrità e nella loro purezza; perchè tutti quelli che ho veduto annunciare l’intenzione di farlo, come Ruggiero Bacone, Roberto Anglico, Pietro d’Abano, Alberto Teutonico, Arnaldo di Villanova, Anselmo di Parma, Picatrix di Spagna, Cecco d’Ascoli e molti altri meno conosciuti, invece della magia che pretendevano farci conoscere, non ci hanno dato che delle stravaganze prive di valore o delle indegne superstizioni.

Così cedendo alla mia indignazione ed al giusto sentimento della mia ammirazione, curioso ed intrepido esploratore dei misteri della natura, ho creduto che sarebbe stata un’opera lodevole il restaurare l’antica magia, la dottrina dei savvi, dopo averla purgata degli errori e dell’empietà, e costituita su solide fondamenta.”

Arturo Reghini, Saggio introduttivo al De Occulta Philosophia allegato all’edizione pubblicata dalle Mediterranee del 1972

*Abbiamo adoperato la minuscola invece della maiuscola per scrivere dio, perchè questa era l’abitudine “bizzarra” di Agrippa, e, riportandone questo brano, ne abbiamo rispettato la grafia. (Nota di Reghini)

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